La persistenza della memoria.

Quarantuno anni fa l’Argentina entrava in una dittatura che avrebbe cambiato la storia della nazione per sempre.

Salvador Dalí nel 1931 dipinse un quadro intitolato “La persistencia de la memoria” nel quale il soggetto principale sono quattro orologi di cui tre si stanno sciogliendo e solo uno nonostante sia coperto da formiche, simbolo di decadenza e si trovi capovolto in modo da non mostrare l’ora, rimane intatto.

Ora vi starete chiedendo ma cosa c’entra la dittatura argentina e i desaparecidos con l’artista surrealista?

Per Dalí ciò che permane è la memoria, lo rígido, del quadro quindi anche l’orologio a testa in giù che non ci permette di controllare il tempo che passa. Ecco quello stesso orologio, diventa il simbolo del ricordo di 30 000 vittime di uno dei regimi militari più repressivi del secolo scorso.

Già perchè la memoria può essere sfidata cercando di dimenticare ma la memoria non è il pensiero, non è influenzabile e non si può cambiare, il tempo passa e la memoria es lo único que permanece.

Mai più, tutto è salvato nella memoria.

NON SOLO UNA GIACCA.

Finalmente si parla di moda.

Lo si può pronunciare “Bomaah” o “Bomeer” a seconda di che ti piaccia di più l’accento britannico o quello americano ma il Bomber è tornato e non passa inosservato. Se ti intendi di moda allora probabilmente sai di cosa sto parlando ma lo potresti sapere anche tu che metti l’apparenza all’ultimo posto delle cose importanti della tua vita  perchè la Bomber jacket è la perfetta fusione di utile e stile. Questa giacca nasce durante la Prima Guerra Mondiale quando i piloti dei primi aerei dovevano proteggersi dall’aria fredda prodotta dall’altitudine e dall’elevata velocità. Per risolvere questo problema nel 1915 la “Royal Flying Corps” in Belgio e Francia inventò queste giacche di pelle proprio perchè si credeva che questo materiale fosse il più caldo esistente. Più tardi arrivarono gli americani con il modello A2 a cui aggiunsero il pelo all’interno per un maggiore calore e della fodera arancione per migliorare la visibilità in caso di collisione. Ma quello più conosciuto  e che oggi viene copiato e venduto è sicuramente l’ MA-1 diventato un capo d’abbigliamento anche per i civili nel 1950.

BOMBER JACKET  22 September 1962 while watching the America’s Cup.   Photographs’ source: JFK Library:
Il presidente americano JFK indossando il modello MA-1

Jacket - Bomber (270 CAD) ❤ liked on Polyvore featuring outerwear, jackets, tops, coats & jackets, green, bomber style jacket, green bomber jacket, green jacket and bomber jacket: Negli anni ’70 e ‘ 80 passò dall’essere un uniforme ad essere un simbolo di ribellione poichè veniva indossato dal movimento punk assieme ad una t- shirt, un paio di jeans e le celebri Doc Martens.

Forse ti è capitato di vedere una foto di papà, con un taglio di capelli inspiegabile e una combinazione di colori ancora più improbabile, ecco quello era il 1980 in cui la bomber jacket esplose letteralmente e divenne il nuovo little  black dress quando fu indossato da Tom Cruise in “Top Gun” ad esempio.

Oggi tutti la indossano perchè è all’ultima moda o perchè semplicemente non hanno mai smesso di portarla: ricordati  nella moda tutto torna!

Gucci's satin bomber is sure to pep up any ensemble. Bomber jacket, £2,130…:
La versione di Gucci

 

foto: https://it.pinterest.com/

E tu come reagisci?

Oggi, nel panico di un imminente esame teorico di patente, seduta su di una sedia instabile in una motorizzazione alquanto decadente mi sono ritrovata ad ossevare le persone attorno me e a rendermi conto di come tutti noi reagiamo in modi completamente differenti di fronte allo stress.

C’è chi non lo teme come il ragazzo che oggi era seduto nell’angolo sinistro della stanza che tranquillamente (e fastidiosamente) parlava al telefono con la sua ragazza.

C’è poi colei che si è preparata per otto mesi ma ancora teme di fare cinque errori (con cinque sei spacciato) e quindi frettolosamente sfoglia il manuale ormai irriconoscibile a causa dei troppi post it e appunti.

Il finto menefreghista, solitamente maschio, che si stravacca sulla sedia fingendo di non aver bisogno del ripasso last minute ma che quando puo’ da una sbirciatina al libro della vicina sotuttoio.

“I late- fifties drivers”, coloro che nei tempi d’oro non hanno preso la patente per svariati motivi e si sentono fuori posto circondati da diciottenni.

Gli stranieri, ahhh ma come fate a capire quelle domande contorte?

Comunque la signora di colore sul mio lato destro credo si fosse addormentata sulla mia spalla.

E infine ci sono io e forse una decina di altre persone che a tratti ripassa, a tratti controlla i vari social, che si guarda attorno, sbuffa, sbadiglia, prega.
P.S 

IDONEEEEEEA!

Conoscetemi.

Accetto l’invito della mia “partner in crime” Lisa ed ecco qua “20 COSE SU DI ME”.

PS. Solo venti perchè sono pigra (numero uno)

1) Sono pigra.

2) Da piccola avevo un amico immaginario simile a Mr.Bean.

3)Non ho gusti raffinati in fatto di musica o cinema.

4) Amo la moda perchè è ciò che so fare meglio.

5) Non mi dispiacerebbe lavorare per Vogue.

6) Parte della mia famiglia vive in Australia.

7) Non mi piace il decollo in aereo.

8) Due delle mie canzoni preferite sono “La Tierra del Olvido” di Carlos Vives e “Vivir mi vida” di Marc Anthony.

9) Faccio troppo shopping ( mia madre sarebbe piuttosto d’accordo con questa affermazione).

10) Un regalo che mi piacerebbe ricevere sarebbe un biglietto aereo (io non ho detto niente).

11)Instagram mi rilassa.

12)Degli hotel mi piace solo la colazione.

13) Prima di dormire in un letto non mio controllo se le lenzuola siano pulite.

14) Quando studio una lingua e mi piace, mi ossessiona così tanto da innervosirmi quando non conosco qualcosa.

14) Una volta ho guardato un’intera serie tv in turco per non aspettare la messa in onda in Italia.

15) Ora conosco parole come  sì o grazie in turco:

“Evet”= sì

“Teşekkür ederim”= grazie

16) Mi piace fare regali in generale.

17) Ho creato una lista di parole in spagnolo, in continuo aggiornamento, dividendole per paese e contesto.

18) Passo la mia vita su youtube.

19) Mi sarebbe piaciuto vivere negli anni settanta.

20)Odio lo sport.

WE DON’T HAVE TIME TO BE HOMESICK.

Homesick: letteralmente malato di casa, non letteralmente nostalgia di casa. Perchè non abbiamo tempo di avere nostalgia di casa? Perchè la vita è breve e bla bla bla cadiamo nella banalità ma davvero è così: non dobbiamo lasciare che la fobia di uscire dalla nostra routine quotidiana ci impedisca di viaggiare e godere del momento. Questo non significa che non ci è permesso pensare alla nostra famiglia, al nostro cane, a :” Aah, quanto mi mancano le lasagne di mamma”. Io stessa divento nostalgica dopo una settimana di lontananza dal nido ma è parte di questa cosa bellissima chiamata viaggiare.

Quindi dato che il 2016 sta finendo e il 2017 iniziando (ovviamente) ecco una lista di cinque paesi che mi piacerebbe visitare prossimamente:

1)  Buenos Aires (ARGENTINA)

Non credo io debba aggiungere altro.

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Quartiere de ” La Boca”

 

2) Cartagena de Indias (COLOMBIA)

Ex città coloniale e ora patrimonio dell’Unesco, è la regina indiscussa della costa caribeña.

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3) Istanbul (TURCHIA)

Paesaggio da mille e una notte e punto d’incontro tra cultura europea e medio orientale.

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4) Bogotá (COLOMBIA)

Bogotá, tipica città dell’America Latina: sovrappopolata, caotica, violenta ma affascinante.

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  5)Reykjavík (ISLANDA)

Ve la ricordate “Pippi Calzelunghe?”

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crediti foto:  Buenos Aires (The Bubble/ Argentina news)

Cartagena (adventuredaze.com)

Istanbul ( BBC.com)

Bogotà (TourColombia.com)

Reykjavik(Architectural Digest)

Empanadas e altre ossessioni.

All’età di 10 anni ero ossessionata, non appassionata, ossessionata dall’Oriente e volevo diventare buddista perchè nella mia classe era arrivata una nuova compagna direttamente dalla Cina. Mi ricordo che una settimana dopo il suo arrivo mi fiondai nella biblioteca del mio paese e cercai un libro sulla lingua cinese destando stupore e preoccupazione nella bibliotecaria.

Compiuti 12 anni  arrivò “il Mondo di Patty” seguito da altre svariate telenovelas che fecero nascere il mio amore spassionato e sconsiderato per l’Argentina: compravo libri, guardavo film, cercavo ogni genere di informazione su internet, realizzai addirittura un cartellone (così lo chiamavano le mie maestre) con tanto di foto e scritte in 3D  con i luoghi più importanti del paese da Buenos Aires al Perito Moreno. Devo ammettere che anche se la fase delle telenovelas è passata (o forse no) quella dell’America Latina è più forte che mai.

Ah quello dei 15 anni è stato l’anno del Regno Unito tutto a causa delle boybands: vivevo solo per l’inglese, Londra e qualsiasi cosa di britannico esistesse. Pensavo davvero di aver trovato la mia strada avendo raggiunto un livello linguistico e di cultura anglosassone molto alto ma poi a 17 anni lo spagnolo ha riaperto una breccia nel mio cuore e adesso sono qua a mostrarvi perchè il mondo ispano-americano mi piace così tanto:

NB:  si tratta prevalentemente di cibo

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Taco de carne (Messico mangiato a Milano)
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Paella de mariscos y sangrìa (Valencia mangiata a Barcellona)
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Vedendo questo cartello mi sono illuminata
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Empanadas de carne y pollo (Argentina mangiate a Milano)
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Il mio tentativo di Empanadas
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Bocadillos con pescado ( Paìs Vasco mangiati a Barcellona)
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Nachos (Messico ma sempre mangiati a Barcellona)